Brevetti
Eh sì, mi scaglio pure contro i brevetti software.
Allora, analizziamo il problema alla radice: cos’è un brevetto? È una protezione legale nei confronti di un’invenzione, che deve essere innovativa.
Ora, l’ignorante pensa che il brevetto sul software protegga i sorgenti. E invece no, il brevetto protegge le idee. Vi faccio un esempio paradossale (nel senso che ormai l’idea è talmente sfruttata che penso sia imbrevettabile).
Qualcuno alla Microsoft una mattina si sveglia e pensa: “Quasi quasi brevetto il Cestino”. Mi riferisco ovviamente al mitico Recycle Bin che tiene da parte i file eliminati. Così il sign. XY della Microsoft va all’ufficio brevetti e brevetta l’idea del Cestino. Ora per un tot di anni nessuno può legalmente inserire un Cestino nel proprio sistema operativo senza pagare diritti o cause legali (che sappiamo essere il pane quotidiano a Redmond
).
Direi che la problematica è evidente. Questo processo blocca l’innovazione. Non so per quali processi i progressi tecnologici non vengano bloccati dai brevetti nell’industria tradizionale, ma nel software la bloccano di sicuro.
Immaginiamo un altro scenario. Una società ABC crea un software che permette di controllare ogni elettrodomestico dotato di un particolare ricevitore wireless. La società brevetta il software. I programmatori open source non possono più presentare al pubblico simili prodotti di domotica. Fine della storia per qualche anno. Nel frattempo il campo di ricerca attinente sarà abbandonato dagli sviluppatori che non possono supportare le spese per pagare il brevetto e l’innovazione nel settore, in questo modo, finisce per bloccarsi poiché non è possibile sviluppare software ‘concorrente’ senza pagare la società ABC.
Spero converrete con me sul fatto che sia un problema di una certa rilevanza.
Aspetto commenti, magari più costruttivi di un ‘Hai ragione’ o di un “Sei un idiota” o di un ‘Microsoft non ha di meglio da fare’.
Orgoglio Geek
Sì, sono un geek, e sono orgoglioso di esserlo.
Ignoriamo
l’etimologia alquanto pittoresca di questa parola (ovvero un fenomeno
da baraccone che stacca le teste delle galline a morsi) e diamo
un’occhiata alla definizione che Wikipedia da riguardo al termine:
Geek è un termine di origine anglosassone di etimo
oscuro (forse storpiatura del termine inglese gecko – in italiano
geco – come antonomasia per la particolare abilità
dell’animale di incollarsi agli oggetti o in riferimento alla sua
vita notturna). Indica una persona solitaria che è affascinata
dalla tecnologia e dalla fantasia. Il significato di geek non
coincide con quello di nerd.
La definizione di geek è
cambiata considerevolmente in questi anni. Qui sotto sono riportate
alcune definizioni della parola, dalle più recenti alle più
antiche. Tutte sono ancora in uso, tranne l’ultima.
- Una persona che è interessata di tecnologia,
specialmente all’informatica e ai nuovi media. Molti hacker non
vogliono essere chiamati geek, ma nel linguaggio comune le due
parole possono essere facilmente interscambiate. Fine del XX secolo,
inizio del XXI. - Una persona con una devozione verso qualcosa in un modo
che la dispone fuori dal comune. Ciò può essere dovuto
all’intensità, alla profondità o al soggetto del suo
interesse. - Un termine spregiativo per una persona con scarse capacità
di socializzazione, spesso molto intelligente (Cfr. nerd). È
stato ipotizzato che molte di queste persone soffrano della Sindrome
di Asperger. Tardo XX secolo. - Una persona che inghiotte animali vivi, insetti, etc.,
come forma di spettacolo nell’ambito di fiere e feste. Questa
esibizione include spesso la recisione a morsi delle teste delle
galline. Il Geek comunemente fa il suo spettacolo su un palco. Il
termine probabilmente deriva dallo scozzese geck, che significa
sciocco, oppure dal tedesco antico. XIX secolo.
Esistono diversi tipi di geek. Il geek informatico è il
più noto, ma per estensione ogni campo di studi e molte realtà
culturali hanno i loro geek. Per esempio esistono geek in politica,
geografia, scienze naturali, musica, storia, linguistica, sport, ma
anche tra i giocatori di ogni genere, tra i radio-amatori, tra i
fruitori di anime e manga (rispettivamente animazione e fumetto
giapponesi), più spesso detti otaku, tra gli appassionati
della serie televisiva Star Trek, chiamati trekkie o trekker, e in
molti altri àmbiti ancora.
Il termine geek ha sempre avuto
una connotazione negativa nella società in generale, infatti
essere descritti come geek tende ad essere un insulto. Il termine
recentemente è diventato meno spregiativo, o persino un titolo
onorifico in particolari campi o culture; ciò è
particolarmente evidente nelle discipline tecniche, dove la parola è
ora più che altro un complimento che indica straordinarie
abilità.
Personalmente mi piace molto l’ipotesi
etimologica riguardo al gecko
.
Scherzi a parte, lo status di geek non
va considerato come emarginazione sociale. A mio parere ci si può
considerare geek e continuare ad avere una vita al di fuori dell’area
di competenza specifica.
Si dice che il primo passo per essere
considerato geek è ammettere di esserlo. E io quindi lo
ammetto
. Per la precisione mi considero un geek di informatica e
musica.
Ora, descrivere a parole le mie
competenze e inclinazioni da geek può risultare lungo. Per
questo Robert Hayden ha inventato quello che è definito geek
code, ovvero un insieme di lettere e simboli che spiega
competenze e preferenze (e anche un po’ di aspetto fisico) di un geek
al resto della comunità.
A titolo informativo il mio è
GCS/E/IT/MU d- s: a– C++(+++)>$
UL++>++++$ P+>+++ L+++>$ !E W++ N+ o? K–? !w— !O M+>++
V? PS+ PE Y+ PGP !t 5? X R tv->– b++ DI D++ G e h– r++ y+
Non sto a farvi tutta la traduzione,
potete fare copia e incolla nel geek
decoder e leggere da voi la traduzione.
Se invece voleste
crearvi un geek code potete usare questo
sito.
Vorrei inoltre segnalarvi un fumetto in
strip online. Si intitola GPF
– General Protection Fault, il nome dice tutto
. Devo
ammettere che negli ultimi tempi la storia ha preso una piega un po’
meno “informatica” (il link che ho messo si riferisce al primo
numero in assoluto), ma penso che questa parte della serie stia per
finire, per poi tornare alle origini. Io vi consiglio di leggerlo
tutto dall’inizio (vi ci vorrà un po’, sono quasi 10 anni di
strips, ma meritano. Io li ho letti tutti) anche solo per capire
qualcosina di più sui personaggi. Le battute per addetti ai
lavori non mancano di certo, e probabilmente alcuni di noi tenderanno
a identificarsi con Nick o Fooker (due dei personaggi).
Penso che, nonostante i giornalisti e i
benpensanti bollerebbero noi geek come appartenenti alla cosiddetta
‚ÄúY Generation‚Äù (a me ’sti nomi inventati ad hoc dai cosiddetti
esperti danno un fastidio!), in realtà non vi apparteniamo,
almeno non completamente. La Y Generation usa le tecnologie, i geek
di solito contribuiscono a crearle, e in questo senso ci avviciniamo
di più al significato originario del termine Hacker.
Il punto della mia riflessione è:
Geek di tutto il mondo, unitevi! O quantomeno uscite allo scoperto e
dimostrate al mondo che ha bisogno di noi! Magari questo è un
po’ troppo presuntuoso, ma non credo si discosti tanto dalla verità